Internet ha subito una svolta significativa, dopo l’intervento federale sul sito Megaupload, la mossa sembra essere una sorta di pungo di ferro sferrato dalle leggi governative, nonostante la scia della protesta internet contro SOPA e PIPA.
Ma forse dietro a questa mossa e’ celata un’altra ragione.
Nelle settimane prima della repressione, Megaupload stava progettando il lancio di un nuovo sito di condivisione musicale chiamato Megabox, che sembrava avesse il potenziale di trasformare completamente la distribuzione di musica su internet e anche di aver trovato un modo per pagare direttamente i musicisti nel processo di download.
La notizia corre da Da TorrentFreak a Notizie Musica digitale:
“La Universal Music Group sa che stiamo andando a competere contro di loro attraverso la nostra joint di musica chiamato Megabox.com, un sito che avrebbe permesso agli artisti di vendere le loro creazioni direttamente ai consumatori, consentendo agli artisti di mantenere il 90 per cento dei guadagni”
Ha affermato il fondatore di Megaupload, Kim dotcom.
“Abbiamo una soluzione chiamata Megakey che permetterà agli artisti di guadagnare il reddito da parte degli utenti che scaricano musica gratis. Sì è vero, noi pagheremo gli artisti, anche per i download gratuiti. Il modello di business Megakey è stato testato con oltre un milione di utenti e funziona. ”
Questa dichiarazione ha tutto il sapore di una teoria del complotto, ma ci può essere qualche verità. MegaUpload senza dubbio sembrava un buon obiettivo per attirare l’attenzione dell’FBI, anche prima di questo nuovo sviluppo, considerando che era territorio degli hacker, primo e’ il suo fondatore, che viveva come un signore della droga colombiano in Nuova Zelanda.
Ma il tempo sembra aver corretto quest’immagine che si era fatta la gente, soprattutto perché MegaUpload aveva cominciato ad acquisire partner legittimi, come 7digital, Gracenote, Rovi e Amazon. Ma mentre alcuni avrebbero investito sul futuro di Megauoad, per Kim Dotcom non sembra averne.









[...] Megaupload stava progettando il lancio di un nuovo sito… Continua a leggere la notizia: Forbes: Ecco perche’ volevano mettere a tacere Kim Dotcom Fonte: [...]
La notizia girà effettivamente da qualche giorno, ma sono sempre più convinto che si tratti di una bufala. Ormai si è portati sempre di più a credere che dietro le cose ci sia sempre qualche coverup…
La convinzione deriva dal fatto che c’è qualcosa che non torna. Non credo che sarebbe stato facile per megaup “pagare” direttamente gli aristi. Gli artisti sono legati alle case discografiche. Le case discografiche si preuccupano di produrre il disco, promuoverlo e magri organizzare anche i tour. Solo i grandissimi artisti hanno un “piccolo” controllo sui lororo dischi….Sarebbe stato sufficente far rispettare i contratti senza mandare l’FBI…
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