Deepfake di Mentana a Striscia: Il Garante privacy indaga sulla satira via IA

MILANO – Un video deepfake che ritrae Enrico Mentana, andato in onda sulle frequenze di Striscia la Notizia, è finito sotto la lente d’ingrandimento del Garante per la Protezione dei Dati Personali. L’episodio solleva interrogativi importanti sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale per scopi satirici e sui confini della privacy nell’era digitale.

Il Garante della Privacy ha aperto un fascicolo sull’accaduto, puntando i riflettori su un aspetto cruciale: l’uso dell’IA, anche quando finalizzato alla satira e al commento sociale, non può prescindere dalla chiarezza e dalla riconoscibilità per il pubblico. In altre parole, sebbene la satira goda di una particolare tutela, l’alterazione dell’immagine di una persona tramite deepfake deve essere immediatamente e inequivocabilmente percepita come tale da chi la guarda, senza lasciare spazio a fraintendimenti o alla possibilità che venga scambiata per una rappresentazione autentica.

La questione è complessa e tocca da vicino il bilanciamento tra libertà d’espressione, diritto di cronaca e la tutela dell’immagine e dell’identità personale. L’avanzamento delle tecnologie di intelligenza artificiale, in particolare quelle che permettono la creazione di video e audio sempre più realistici, rende sempre più sottile il confine tra il vero e il falso, mettendo a dura prova la capacità del pubblico di discernere. In un contesto mediatico in cui le fake news e la disinformazione rappresentano una sfida crescente, la regolamentazione e la trasparenza nell’uso dei deepfake diventano fondamentali.

Il Garante, con questa iniziativa, intende ribadire un principio cardine: l’identità digitale di un individuo, inclusa la sua immagine e la sua voce, è un dato personale da proteggere. L’utilizzo di queste tecnologie per riprodurre o alterare l’aspetto di una persona, anche in chiave umoristica o critica, richiede un approccio etico e legale che garantisca la piena consapevolezza dello spettatore e, al contempo, non leda la dignità e la reputazione dell’interessato.

L’esito dell’indagine del Garante della Privacy su questo specifico caso potrebbe stabilire un precedente significativo, delineando nuove linee guida per l’impiego dell’intelligenza artificiale nel panorama mediatico italiano e oltre, specialmente in contesti dove la verosimiglianza delle rappresentazioni digitali può generare confusione o manipolazione.

Fonte: www.macitynet.it