Class action contro i giganti delle memorie: manipolazione dei prezzi per RAM e SSD?

Una bomba legale si abbatte sul mercato globale delle memorie, uno dei pilastri dell’industria tecnologica. Samsung, SK Hynix e Micron – i tre colossi che da soli detengono una quota schiacciante della produzione mondiale di memorie RAM – si trovano ora ad affrontare una class action negli Stati Uniti. L’accusa è pesante: aver ordito un cartello per manipolare i prezzi, riducendo artificialmente l’offerta di memorie standard e facendo lievitare i costi per i consumatori e le aziende.

La causa, depositata presso un tribunale federale in California, riaccende i riflettori su pratiche commerciali che, se provate, avrebbero avuto un impatto devastante su un’ampia fetta del settore tech. Dispositivi Apple, PC, server, smartphone, tablet: tutti i prodotti che dipendono da queste componenti fondamentali potrebbero aver subito rincari a causa di presunti accordi sottobanco per limitare la disponibilità di DRAM e, per estensione, di NAND flash utilizzate negli SSD.

Non è la prima volta che il trio si trova sotto esame per sospette intese sui prezzi. Già in passato, accuse simili avevano portato a indagini e sanzioni in diverse giurisdizioni. Tuttavia, la portata di questa nuova class action potrebbe essere ben più ampia, coinvolgendo un numero significativo di acquirenti e ponendo potenzialmente le basi per risarcimenti ingenti, qualora l’accusa di manipolazione dei prezzi venga confermata.

Il meccanismo del presunto cartello sarebbe stato semplice e al contempo efficace: coordinare la riduzione della produzione o ostacolare l’aumento dell’offerta in un momento di forte crescita della domanda. Questo avrebbe permesso di mantenere i prezzi artificialmente alti, garantendo margini di profitto eccezionali per le tre aziende, a scapito di chiunque avesse necessità di acquistare moduli RAM o dispositivi che ne facessero uso.

L’esito di questa class action, che si preannuncia lunga e complessa, sarà seguito con grande attenzione da tutto il mondo tech. Non solo per le implicazioni finanziarie che potrebbe avere per le aziende coinvolte, ma anche per il segnale che lancerà riguardo alla trasparenza e alla correttezza delle pratiche commerciali in un settore strategico come quello delle memorie. Se le accuse fossero fondate, sarebbe un duro colpo alla fiducia del mercato e, in ultima analisi, dei consumatori.

Fonte: www.macitynet.it