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Gli altoparlanti Echo rilevano vostra presenza con gli ultrasuoni

A partire da questa settimana, i nuovi altoparlanti Echo ed Echo Dot possono utilizzare gli ultrasuoni per rilevare la presenza in casa degli utenti e accendere e spegnere altri dispositivi collegati, come luci o Fire TV. Gli aggiornamenti, menzionati per la prima volta all’evento hardware autunnale di Amazon a settembre, arrivano sugli altoparlanti di quarta generazione Echo ed Echo Dot, che possono ora emettere un’”onda ultrasonica impercettibile” per rilevare se ci sono persone presenti in una stanza.

E’ possibile abilitare o disabilitare questa funzione nell’app Alexa, come ricorda anche theverge, dove si può anche impostare una routine nel caso in cui venga rilevata la presenza in stanza di una persona, così da accendere luci quando si entra in una stanza e spegnerle di nuovo quando si esce. Si potrebbe anche fare in modo che Alexa riproduca musica in una stazione quando viene rilevato un movimento vicino a un dispositivo Echo, durante un tempo prestabilito, per poi terminare la riproduzione una volta che ci si allontana.

La funzione è elencata sotto la voce Rilevamento movimento nelle impostazioni dell’app Alexa per ciascun dispositivo Echo compatibile, dove è possibile attivare o disattivare la funzionalità.

Questa funzione è simile a quella dei nuovi dispositivi Echo Show che rilevano il movimento basandosi sulla telecamera per stabilire se ci sono persone all’interno della stanza. Gli altoparlanti Echo, che invece non hanno fotocamere, rilevano il movimento emettendo un’onda ultrasonica impercettibile, che si riflette sugli oggetti vicini prima di tornare ai microfoni del dispositivo.

Anche Google utilizza gli ultrasuoni nei suoi smart display Nest e sugli altoparlanti Nest Mini per rilevare quanto una persona è vicina al display o all’altoparlante e offrire interfacce diverse. Ad esempio, sugli altoparlanti Mini, mostrerà i controlli del volume. Al momento, però, non è possibile utilizzare il rilevamento a ultrasuoni per attivare le routine di Google Home.

Qui di seguito tutta l’offerta attuale degli altoparlanti Amazon Echo declinabile in varie finiture. In questo momento ci sono diversi sconti per l’anteprima del Black Friday.

Fonte: macitynet.it

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AluDisc Pro e Max sono gli stand per iPhone e iPad che si ispirano ad Apple

AluDisc lancia su Kickstarter diverse soluzioni dock e stand per smartphone e tablet, per qualsiasi evenienza e circostanza, da utilizzare a casa o in ufficio, e perché no anche in macchina. Tra le soluzioni più interessanti AluDisc Pro, ottimizzato per iPhone e smartphone, e AluDisc Max, progettato per iPad e tablet. Si tratta di una soluzione compatibile anche con MagSafe. Ecco di che si tratta.

Per poter sfruttare a pieno questi stand è necessario disporre di un iPhone o iPad MagSafe, ma grazie al disco magnetico in dotazione, da applicare a tutti gli altri smartphone, è possibile sfruttare queste dock anche con Android, o perché no console da gioco, come Nintendo Switch. Peraltro, considerando che l’anello di metallo è così sottile, è compatibile con la maggior parte delle custodie disponibili sul mercato con uno spessore massimo di 2,5 mm.

AluDisc Pro è un supporto da tavolo progettato per gli smartphone. Con una base particolarmente stabile e un design che richiama fortemente iMac, ma anche il display XDR di Apple, e può funzionare con i comuni dispositivi con una dimensione dello schermo fino a 8 pollici.

Offre un piedistallo regolabile fino a 30 cm, per adattarsi all’altezza di visione desiderata, per adattarsi a uno scenario di lavoro, ad esempio alzandolo su una scrivania per poter rimanere in piedi e lavorare anche in questa posizione.

Adotta un design con cuscinetti a sfera in alluminio testato per resistere a oltre 1000 rotazioni, così da offrire angoli di visualizzazione più confortevoli per diverse altezze o utilizzo.

Oltre a disporre di un potente magnete, AluDisc Pro Stand ha anche un grande pad antiscivolo nella parte inferiore della base per garantire che il telefono rimanga saldamente fissato al supporto.

L’altro modello, invece, AluDisc Max è un supporto da tavolo progettato per tablet. Con una base più larga e un’adesione magnetica più forte, permette di mantenere in posizione anche tablet più grandi, fino a 12,9 pollici, quindi adatto anche per iPad Pro di Apple.

Con altezze e angoli regolabili, AluDisc Max Stand offre un’esperienza comoda per svariate tipologie di utilizzo, che si tratti di didattica  a distanza, fitness, sport, videochiamate, lavoro da casa o in ufficio.

Fonte: macitynet.it

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Recensione Zhiyun Crane M3: il gimbal versatile per ogni strumento di ripresa

Zhiyun Crane M3 è un gimbal per la stabilizzazione più complesso di quelli che siete abituati ad utilizzare per uno smartphone: anche se l’impostazione di base è la stessa qui si abbiamo la possibilità di montare tre tipi diversi di sistemi di ripresa una fotocamera (Zhiyun afferma che è compatibile per la gestione dei comandi con l’80% delle mirrorless in commercio), una action cam e infine uno smartphone anche delle dimensioni di un iPhone 13 Pro Max a grazie a 3 speciali slitte su cui inserire i dispositivi.

Una seconda particolarità di Crane M3 è la presenza di una luce LED da 800 Lumen / 6 watt che permette di avere a disposizione una fonte di illuminazione ausiliaria in qualsiasi momento senza dover ricorrere ad un faretto esterno. Nella dotazione della versione che abbiamo ricevuto ci sono preu 6 filtri ad attacco magnentico in grado di aggiungere un tocco di calore o colore alle riprese.

Per chi vuole collegare accessori aggiuntivi c’è un attacco da 1/4 di pollice su un lato per abbinare illuminatori e microfoni con staffe adeguate.

La terza particolarità è uno schermo touch di facile navigazione che ci permetterà di gestire tutti gli automatismi e soprattutto di calibrare lo stabilizzatore per adattarlo alla fotocamera e alle sue diverse configurazioni al cambio degli obiettivi. Ovviamente se usate uno smartphone o una action cam il settaggio è molto più semplice e immediato.

Fonte: macitynet.it

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Il cambio da Facebook a Meta può costare milioni di dollari

Il piano di Facebook per il rebranding di Facebook in Meta potrebbe costare al social network 20 milioni di dollari. Il perché è presto detto: i fondatori del marchio Meta PC hanno dichiarato al colosso dei social che sono disposti a cedere il marchio e il nome a questo prezzo.

Alla fine di ottobre, Facebook ha annunciato di aver cambiato nome in Meta, come società madre che controlla Facebook e le sue altre attività. Nonostante abbia annunciato il rebrand, sembra che l’azienda non abbia programmato tutto il necessario per una transizione senza intoppi.

I fondatori del brand di PC personalizzati (che su Twitter scherzano sul nome del social), Meta, ha depositato un marchio sul nome il 23 agosto, coprendo beni e servizi relativi ai computer, tra cui periferiche, server, apparecchiature di rete, notebook, tablet e componenti. La registrazione è avvenuta molto prima che si materializzassero le voci sul passaggio di Facebook a Meta.

Joe Darger e Zack Shutt, co-fondatori di Meta PC, hanno dichiarato a TMZ che la società è operativa da un anno, ma ha aspettato fino ad agosto per depositare il marchio stesso. La petizione per il marchio non è ancora stata accolta, ma la società si dice disposta a cedere il nome al social network, al costo di 20 milioni di dollari per coprire le spese di rebranding.

Da vedere se l’offerta verrà accolta dal social network, che secondo una fonte che ha familiarità con la questione crede di avere i diritti necessari per utilizzare il marchio Meta senza dovere nulla a terzi. Se Meta PC riuscirà a garantire a sé il marchio per il futuro, per il network di Zuckerberg potrebbe essere un problema in più da affrontare.

Per il momento, Meta PC sta beneficiando dell’annuncio di rebranding del social network. Il numero di follower sui social media è aumentato del 5.000%, il che potrebbe comportare un aumento delle vendite di PC.

Fonte: macitynet.it

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Grazie alla Privacy Apple i social perdono 10 miliardi di dollari

La nuova politica sulla privacy di Apple ha già fatto perdere quasi 10 miliardi di dollari ai social network. E’ quanto scrive il Finanzial Times riportando le stime di una società di analisi pubblicitaria secondo cui, soltanto nella seconda metà dell’anno in corso, la nuova funzione introdotta con iOS 14.5 avrebbe ridotto del 12% (pari a 9,85 miliardi di dollari) gli introiti pubblicitari di Facebook, Twitter, Snap e YouTube.

Facebook è quella che ha perso di più in termini economici e non sorprende, visto che tra le quattro società in questione è quella che fa maggiormente affidamento al mercato pubblicitario. Snap dal canto suo ha invece subìto il calo più grande in termini percentuali per via del fatto che gode del solo accesso alla piattaforma tramite smartphone.

Un esempio di come starebbe influendo la nuova privacy è raccontato da un marchio di biancheria intima maschile che in precedenza riusciva ad ottenere un nuovo cliente investendo cinque dollari per mostrare una pubblicità mirata a mille uomini: adesso la pubblicità dev’essere raddoppiata – spiegano – perché almeno su iPhone «non sappiamo più chi è uomo e chi è donna». Di conseguenza i costi pubblicitari sono raddoppiati e il rendimento si è dimezzato.

Questa perdita di informazioni da parte degli inserzionisti dovrebbe protrarsi per almeno dodici mesi: secondo un consulente pubblicitario potrebbe volerci almeno un anno perché le aziende riescano ad affrontare il problema nei propri sistemi pubblicitari attraverso la produzione di nuovi strumenti in quanto «devono essere sviluppati da zero e testati a lungo prima di poter essere distribuiti su larga scala».

Chi si “salva” dalle modifiche di Apple è Alphabet (la casa madre di Google, ndr) in quanto secondo la fonte possiederebbe abbastanza dati da non aver bisogno di tracciare gli utenti tramite le applicazioni di terze parti.

Di contro invece Apple, grazie al nuovo sistema di privacy, starebbe migliorando la propria attività pubblicitaria: i numeri dicono che i servizi sono cresciuti di 18,3 miliardi soltanto nell’ultimo trimestre. «Niente di tutto questo è altruistico» ha dichiarato il direttore operativo della società di analisi BlueConic: «Apple ha fatto un ottimo lavoro nel trasformare la privacy in un gioco di pubbliche relazioni, e non lo avrebbe fatto se non ci avesse guadagnato».

Fonte: macitynet.it

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